La ragione è degli stolti? (II parte)

Posted in Me stesso on Giugno 24, 2008 by Riccardo

Giorno nuovo; mente fredda. O quasi.

Devo dire che stamattina è stato un pò diverso. Ieri in fin dei conti non avevo ancora realizzato per bene cos’era successo, mi trovavo a ridere, non so neanche perchè. Ero di buon umore, tutto sommato. Oggi va un pò peggio. Diciamo che ho realizzato (gli ingegneri sono un pò lenti a capire le cose).

Cosa dire, cosa dire… L’ennesima persona che pensa di sapere ciò che è meglio per me. Non voglio farti male, non voglio che tu soffra. Sarò masochista, ma esisterà al mondo il diritto alla sofferenza? Cazzo voglio soffrire! Tanto per provare almeno una volta, per vedere se è davvero a questo quello a cui si va incontro.

Stasera suono. Dicono che quando stai male suoni bene. Speriamo che almeno questo sia vero.

La ragione è degli stolti?

Posted in Me stesso on Giugno 23, 2008 by Riccardo

Per la serie “Le ultime parole famose” presentiamo ora l’episodio: “Riccardo, l’empatia e la storia della sua vita”.

C’è chi riderà a queste parole, ma vi assicuro che è davvero frustante avere sempre ragione. E’ davvero insopportabile sentire dei cattivi presentimenti che sai che si trasformeranno in realtà prima o poi. E’ una tortura. Comunque, ognuno per la sua strada; forse è meglio così. Certo è che ormai sta diventando un’abitudine malsana questa. Più dai meno hai e in culo alle religioni del mondo che dicono il contrario.

Comincia  diventare irritante. Beh aggiornamenti a più tardi, ora devo andare: ma mi andava di scrivere qualcosa: l’istinto del lamento di ogni essere umano è anche in me evidentemente

Segmentation fault

Posted in Me stesso on Giugno 19, 2008 by Riccardo

Mi piace pensare che qualcuno leggerà queste due righe. Ebbene signori dichiaro il mio fallimento. Si, si avete sentito bene: il mio fallimento. E’ il momento in cui una persona si arrende alla realtà dei fatti, e la realtà è che sono un chiacchierone. Ho creato questo spazio con le buone speranze di non finire mai più a parlare in rete di me e di quello che ogni giorno, settimana, mese, anno mi succede. Perchè? Non lo so. Forse ero un pò spaventato o più semplicemente perchè credevo che non avrei più avuto cose da raccontare, da condividere con il resto del mondo (per lo meno quello informatico). E invece no, ci sono ancora, ci sono di nuovo. E non si può restare fermi a guardare, non si può cercare di trattenere questo torrente che cerca di uscirti fuori dal cervello. Così son qua io, di nuovo, a parlare di me. Non che ora questo posto diventerà Novella 2000, ma ogni tanto qualcosina di mio lo aggiungerò. Ogni uomo ha cose da raccontare, a tutti: ai suoi amici, ai suoi genitori e, perchè no, a perfetti sconosciuti: raccontare, scrollarci di dosso il peso dell’esclusivita della conoscenza è un modo per rasserenarci, per farci stare meglio. E torno a scrivere ora più che mai perchè ho paura. Qualche tempo fa ho riavviato il sistema. Mi ero stancato dell’inutilità di quella condizione e decisi di ripartire, com’è nella naturalità delle cose, quando si sceglie per un cambiamento. E quel cambiamento è arrivato, ora c’è, è presente e permea ogni istante della mia vita. E’ presente nel mio modo di fare, divenuto più sicuro, è presente nella mia ritrovata autostima, è presente nell’apprezzamento di persone che avevo dimenticato, è presente nelle nuove conoscenze, è presente in Serena ed è presente in tante altre cose che, seppur piccole, ora formano il grande puzzle del nuovo Riccardo. 4000 pezzi, più o meno. Il problema di quando finisci un puzzle e soddisfatto guardi il tuo nuovo lavoro è sempre lo stesso: hai paura che si rompa. Sei ossessionato dal fatto che il tuo lavoro, il tuo impegno e, perchè no, il tuo divertimento possa essere infranto da qualche piccolo gesto che, facendolo cadere lo disgreghi di nuovo in migliaia di pezzi. Ed è questa la paura, è questa l’ossessione: questo periodo, in fondo, mi sta regalando molte soddisfazioni e sento di avere ancora molto da ricevere da questa fase della mia vita, della quale ancora non vedo la fine all’orizzonte (fortunatamente), ma che solo il pensiero di questo punto di non ritorno mi fa pensare che non potrò reggere. La paura della fine, l’ansia sono ancora componenti che non riesco ad escludere, per quanto ci provi. E’ abbastanza stupido se ci pensate. Per paura che qualcosa finisca, non ti godi con serenità quella cosa con il risultato per cui non solo non la apprezzi davvero, ma che rischi persino di minare alla sua stabilità. Ed è in questo masochistico circolo che mi sto perdendo e non voglio che succeda. Mi piace come stanno ora le cose, mi piace chi sono oggi. E vorrei che tutto restasse così. Almeno per un pò.

Firefox 3 – The download day

Posted in Eventi on Giugno 18, 2008 by Riccardo

Firefox vuole andare ancora più in alto. Non gli basta essere diventato uno dei primi browser al mondo, non gli basta aver ridicolizzato gli amici dello zio Bill, vuole di più. Ed è per questo che ha deciso di entrare nel Guinnes dei primati stabilendo il record per il maggior numero di download di un singolo software nell’arco di una intera giornata. Firefox 3 è già scaricabile dalle 19:00 di ieri sera e per contribuire al record avete tempo sino alle 19:00 di oggi.

Scaricate gente, scaricate!

Ancora sugli Ingegneri

Posted in Umorismo (Dubbio) on Giugno 15, 2008 by Riccardo

Un miliardario ha il vizio di giocare ai cavalli e, stufo di non vincere mai, decide di investire del denaro nella ricerca di un modello matematico che gli assicuri la vittoria. Da` una grossa somma a un gruppo di matematici che si mettono a lavorare al progetto.
Dopo due mesi il capo ricercatore dice al miliardario: “Abbiamo finito e possiamo dire che la soluzione al problema esiste!”
“E qual e`?” domanda il giocatore. “Noi siamo matematici e siamo solo in gradi di dirle che esiste”.
Il miliardario riflette e capisce che in fondo i matematici sono astratti e che doveva rivolgersi a qualcuno di piu` pratico, quindi chiama i fisici.
Stessa solfa e dopo due mesi il risultato e`: “I matematici hanno ragione – dice il capo dei fisici – la soluzione al problema esiste e noi l’abbiamo trovata, nell’ipotesi semplificativa che il cavallo sia una sfera!”.
Il miliardario capisce di aver sbagliato un’altra volta e pensa di rivolgersi a qualcuno ancora più pratico: gli ingegneri. Versa per la terza volta la somma e, stavolta, va a controllare giorno dopo giorno i progressi del lavoro.
Gli ingegneri non si applicano affatto: chi parla al telefono, che naviga in Internet, chi legge il giornale. Dopo due mesi comunque arriva il capo progettista e dice: “Domani lei vada alle Capannelle e punti alla prima corsa su Tizio vincente, nella seconda su Caio vincente,…” e cosi` via. Il giorno seguente il miliardario va a giocare e vince a tutte le corse. Organizza un party per celebrare la vittoria e a notte inoltrata prende da parte il capo ingegnere e gli chiede come avessero fatto.
“Semplice: con tutti i soldi che ci ha dato abbiamo comprato tutti i fantini”

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Due studenti in ingegneria passeggiano per l’universita’ quando uno dei due dice all’altro, ammirato : “Dove hai trovato quella bici?” Il secondo gli risponde “In realtà, mentre passeggiavo, ieri, ed ero assorto nei miei pensieri, ho incontrato una bellissima ragazza in bici che si ferma davanti a me, posa la bici in terra, si spoglia completamente e mi dice :”Prendi quello che vuoi.”
Il primo annuisce e gli dice : “Hai fatto bene, i vestiti sarebbero stati sicuramente troppo stretti.”

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Un ingegnere attraversava la via quando una rana lo chiamo’ e gli disse: “Se tu mi baci, io mi trasformero’ in una magnifica principessa.”
Lui si abbasso’, raccolse la rana e la mise in tasca.
La rana gli disse allora :”Se tu mi baci, io mi trasformero’ in una magnifica principessa e restero’ cosi’ per una settimana.”
L’ingegnere tiro’ fuori la rana dalla tasca, le fece un sorriso e la rimise in tasca. La rana si mise allora a gridare:
“Se tu mi baci, io mi trasformero’ in una magnifica principessa, restero’ cosi’ per una settimana e faro’ TUTTO quello che vuoi.”
Ancora una volta, l’ingegnere tiro’ fuori la rana dalla tasca, le fece un sorriso e la rimise in tasca.
La rana allora gli chiese: “Che cosa c’e'? Ti dico che sono una magnifica principessa, che restero’ cosi’ per una settimana e che faro’ tutto quello che vuoi! Allora perche’ tu non mi baci?”
L’ingegnere rispose: “Guardami, io sono un ingegnere. Non ho tempo per avere una relazione. Al contrario, una rana che parla, e’ una figata.”

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Un aereo con una delegazione di scienziati precipita su un’isola deserta e i superstiti sono solo, guarda caso, un ingegnere, un fisico ed un matematico.
Unico mezzo di sostentamento la scatolette di carne trasportate dall’aereo.
Subito si scatena una rissa per la scelta del metodo con cui aprire le scatolette e alla fine decidono di dividere la carne in tre parti e di aprire separatamente le latte. Dopo tre mesi arrivano i soccorsi e incontrano l’ingegnere, pingue, che con la fibbia dei pantaloni aveva costruito un apriscatole. I soccorritori cominciano le ricerche e poco dopo individuano il fisico, fortemente denutrito, che spiega di aver trovato la frequenza di risonanza a cui la scatoletta si apre da sola, quindi colpendo ripetutamente il coperchio con un sassolino prendeva la carne.
Dopo altre ricerche i soccorritori si imbattono in un cadavere che riconoscono subito come il matematico, morto di fame. Accanto al corpo trovano una grossa risma di fogli bruciacchiati pieni di formule ed equazioni. Sulla prima pagina si legge “Supponiamo per assurdo che le scatolette siano aperte…”.

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Un ingegnere racconta ai suoi amici ingegneri: – Ieri ho conosciuto una bonazza assurda… Gli amici ingegneri esclamano: – Ehilaaà!! – La invito a casa mia, le offro una cosa da bere, e comincio a baciarla. – Ueeehhhheeehhhhe!! – Lei mi fa: “Spogliami”! – Ueeehhhheeehhhhehheehheehhee!! – Al che io la spoglio completamente, la sollevo e la faccio sedere sulla tastiera del mio nuovo PC… Gli amici: – Hai un PC nuovo? Figata! Che processore???

Freddure scientifiche

Posted in Umorismo (Dubbio) on Giugno 9, 2008 by Riccardo

Ho trovato un pò di barzellette Ingegneristiche o sugli Ingegneri, riporto qui le più divertenti xD

Quando furono diramati gli inviti per il Gran Ballo degli Scienziati,
Pierre e Marie Curie irradiarono entusiasmo;
Einstein penso’ che sarebbe stato relativamente facile parteciparvi;
Volta si senti’ elettrizzato;
Ampere non ne fu messo al corrente;
Ohm al principio oppose resistenza;
Boyle disse che era troppo sotto pressione;
Edison penso’ che sarebbe stata un’esperienza illuminante;
Stephenson si mise a sbuffare;
i fratelli Wright si sentirono volare;
il dottor Jekyll declinò, dicendo che ultimamente non era se stesso;
Morse avrebbe preso la linea 2 e sarebbe arrivato alle 8 in punto;
Franklin disse che sarebbe arrivato in un lampo;
Meucci avrebbe telefonato per conferma;
Von Braun sarebbe arrivato come un missile;
Fermi disse che era una notizia atomica;
la moglie di Coulomb si sentì carica;
Hertz si senti’ sulla cresta dell’onda;
Joule dovette rinunciare per problemi di lavoro;
Nobel esplose di gioia per la notizia;
Kelvin disse che era in grado di partecipare;
Fourier aveva gia’ una serie di impegni;
Cantor rifiuto’: preferiva gli insiemi piu compatti;
Abel invece accetto’ di buon grado: si trovava bene in gruppo…
…e Avogadro non fu avvisato: nessuno si ricordava il suo numero.

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I matematici non muoiono mai
I vecchi matematici non muoiono mai ma…
perdono soltanto alcune delle loro funzioni;
si riducono ai minimi termini;
se ne vanno per la tangente;
perdono la loro identità;
tendono a zero;
diventano irrazionali.
(Tim Nelson, Jeroen Rutten)
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Mi ami?
“Ami di più la matematica o me?”
“Naturalmente no, cara, io amo te molto di più.”
“Allora dimostralo!”
“Dunque… Sia A l’insieme di tutte le cose amabili…”
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Deviazioni professionali:
“Telecom Italia, informazione gratuita. Il numero da lei selezionato è immaginario. Si prega di riagganciare, ruotare di 90° l’apparecchio e riprovare.”

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Gli ingegneri credono che le equazioni approssimino il mondo reale.
I fisici credono che il mondo reale approssimi le equazioni.
I matematici non riescono a fare il collegamento…
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Per una persona ottimista, il bicchiere e’ mezzo pieno. Per una persona pessimista, il bicchiere e’ mezzo vuoto. Per l’ingegnere il bicchiere e’ due volte più grande del necessario.

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Un professore di fisica chiama alla cattedra un allievo:
“Vedo che alla fine dei calcoli le viene come valore della accelerazione di gravità un numero negativo…”
Visibilmente arrabbiato prende il libretto dello studente, lo getta dalla finestra, ed esclama:
“Adesso vada a prenderlo al piano di sopra !”

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Rivoluzione francese: tre uomini vengono condotti al patibolo: un Nobile, un Prete e un Ingegnere. Il Nobile viene portato alla ghigliottina.
Boia: “Faccia in basso o faccia in alto?”.
Nobile: “Faccia in alto: voglio affrontare la morte a testa alta!”.
La lama scende, ma si ferma a metà. “Miracolo!! Intervento divino!!”,
dicono tutti, e il Nobile viene graziato.
Il Prete viene portato alla ghigliottina.
Boia: “Faccia in basso o faccia in alto?”.
Prete: “Faccia in alto: voglio affrontare la morte con fede e serenità”.
La lama scende, ma si ferma a metà. “Miracolo!! Intervento divino!!”,
dicono tutti, e il Prete viene graziato.
L’Ingegnere viene portato alla ghigliottina.
Boia: “Faccia in basso o faccia in alto?”.
Ingegnere: “Anch’io faccia in alto: voglio capire come funziona il meccanismo!”.
Il Boia sta per azionare la ghigliottina, ma l’Ingegnere urla: “Ferma!
Ferma tutto! Ho capito cosa c’e’ che non va!!”

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Il 33% degli incidenti stradali mortali sono causati dall’abuso d’alcol; dunque il 67% degli incidenti mortali coinvolgono persone che non hanno bevuto; dunque, è chiaro che, se la matematica non è un’opinone, la cosa più sicura da fare è guidare ubriachi!

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Un fisico, un ingegnere e un matematico se ne vanno in treno per la Scozia, quando dal finestrino scorgono una pecora nera. “Ah!”, dice il fisico, “vedo che in Scozia le pecore sono tutte nere!” “Hmmm…”, replica l’ingegnere. “possiamo solo dire che qualche pecora scozzese è nera…”. “No!”, conclude il matematico,” tutto quello che sappiamo è che esiste in Scozia almeno una pecora con uno dei due lati di colore nero!…”

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Ci sono 10 categorie di persone: chi comprende il sistema binario e chi non lo comprende.

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Gesù ai discepoli: “In verità, in verità vi dico: y=5x2-4x+7″.

Romecup 2008: Italia-Turchia 3-1

Posted in Eventi on Maggio 16, 2008 by Riccardo

http://it.youtube.com/watch?v=FTem5B6tMaA

Direttamente dalla RomeCup il video della partita Italia-Turchia di AIBO programmati dalla onnipotente squadra del DIS (Dipartimento di Informatica e Sistemistica). La competizione ha visto un triangolare Italia-Turchia-Grecia

Italia-Grecia: 4-0
Italia-Turchia: 3-1
Turchia-Grecia: 2-1

RomeCup 2008

Posted in Eventi on Maggio 13, 2008 by Riccardo

II Trofeo internazionale Città di Roma di Robotica
“Rome Cup 2008”
Campidoglio, Sala della Protomoteca
15 maggio 2008 – ore 9.30

Ore 9.30 Apertura ufficiale del II Trofeo internazionale Città di Roma di Robotica:
“Rome Cup 2008”

Sindaco di Roma

Ore 9.45 Inaugurazione dell’Area dimostrativa
Tullio De Mauro, Presidente della Fondazione Mondo Digitale
Ore 10.00 Seminario: “Robodidactics: Designing new paths for the 21st Century
Education”
Ore 10.00 Inizio competizioni:
- Explorer
- Explorer Junior
- Minisumo
- Soccer
- Triangolare Italia-Turchia-Grecia

Ore 13.00 Pausa pranzo
Ore 14.00 Ripresa delle competizioni
Ore 16.00 Chiusura competizioni
Ore 16.15 Sessione di valutazione della giuria
Ore  17.00 Cerimonia di premiazione dei vincitori del II Trofeo internazionale Città di
Roma di Robotica: “Rome Cup 2008”

Caso Travaglio

Posted in Senza Categoria on Maggio 12, 2008 by Riccardo

Lo sapevo io che scoppiava tutto questo casino. Me lo sentivo. Quando ho acceso la tv (ed è già un evento) per ascoltare le parole del giornalista del momento ho capito subito che qualcosa stava per andare storto. Non perchè sia una specie di veggente (insomma, più o meno), ma perchè era nell’aria da quando il nostro paese è nelle mani di big B. . Le parole incriminate sono state essenzialmente queste:

“Dopo forse c’è solo un lombrico, o la muffa [...] no, dalla muffa almeno si ricava la penicillina”

Ora anche se le cose dette da Travaglio, come QUASI sempre, sono vere ritengo che una simile caduta di stile se la poteva davvero risparmiare. Perchè insultare in questo modo gratuito, ma soprattutto pericoloso, una persona che potrebbe essere ferita semplicemente raccontando la verità? E’ vero che ha avuto rapporti con mafiosi, sebbene le persone incriminate siano state condannate 18 anni dopo e che quindi la presunta correlazione è anche abbastanza debole, perchè non limitarsi a dire solo questo con una punta di sarcasmo e ironia Travagliesca? Invece no, bisogna esagerare, bisogna aumentare un carico del tutto inutile. Non capisco proprio. Intendiamoci, personalmente credo che dovrebbe essere lecito persino insultare qualcuno in televisione, se poi quel qualcuno ha modo di replicare, ma in una situazione politica e sociale come quella Italiana è, come si dice in gergo, un passo più lungo della gamba. Comunque, tralasciando il cosa poteva dire o fare, esaminiamo le reazioni:

Schifani: “C’è chi vuole minare il dialogo fra maggioranza è opposizione”

Finocchiaro: “Trovo inaccetabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, in diretta tv su una rete pubblica senza possibilità di contradditorio

Gasparri: “Le flebili parole del direttore generale della RAI non cancellano la gravità di affermazioni incompatibili con la verità”

Follini: “Marco Travaglio non ci trascinerà di certo nella giungla”

Di Pietro: ” Travaglio ha fatto il suo dovere, degli episodi non possono essere taciuti solo perchè una persona è diventata presidente del Senato”

Ora, a parte il solito Tonino (come al solito uno dei migliori) bisogna prendere atto di questa posizione bipartisan. Lungi da me dire il solito “simmatantosotuttiugualièuttounmagnamagna”, non è nella mia linea di pensiero, dico solo: ma è possibile che l’opposizione attuale non abbia più le palle di dire “Cazzo, è vero quello che dice Travaglio, certo, ha sbagliato i toni, ma Schifani deve spiegare queste cose, soprattutto in virtù della nuova carica che ricopre!”? Non c’è NESSUNO in parlamento che porta avanti questa mia idea? A destra sarebbe impossibile (o quasi) me ne rendo conto, la nuova caricatura di una sinistra non dice niente? No, tutti tacciono, a tutti va bene così. Evviva!

HA DDA VENI’ BAFFONE! (cit.)

Ali di Tenebra

Posted in Racconti on Maggio 7, 2008 by Riccardo

-Zio, zio, raccontami una favola- strillò la bambina correndo verso di lui, comodamente seduto su di una vecchia sedia intagliata interamente dal tronco di una grossa quercia. Veloce gli salì sulle ginocchia, mettendosi seduta. I capelli corvini, acconciati con tanta cura a formare boccoli che ricadevano sulle spalle della piccola, erano miracolosamente rimasti in piega, incuranti dell’agitazione e della corsa. Gli occhi della nipote brillavano: stare seduta in veranda sulle ginocchia dello zio,cosi giovane,bello,ma allo stesso tempo saggio, ad ascoltare le sue storie con l’aria fresca che le carezzava gentilmente il viso era da sempre un momento magico per lei, speciale. -Dai, raccontami una delle tue storie, dai!!- Benché quello fosse un appuntamento ormai fisso, era sempre molto ansiosa di sentire l’inizio di una nuova storia. -Bene, bene- iniziò,ora calmati e stai attenta, la storia che sto per raccontarti è molto particolare ed importante. Una volta, tanto tempo fa, c’era un giovane ragazzo-. -Un elfo?- lo interruppe eccitata la piccola.-No-
-Un tritone, un centauro, un SemiDio forse?- . -No, no, nulla di tutto questo: un normalissimo ragazzo umano
-Noo-o-o!- protestò la bimba Voglio una storia che parli di magia, di avventura, di mistero! Non lo voglio il ragazzo umano!-. -Ma aspetta un minuto! Dammi il tempo, e avrai tutto quello che hai chiesto- La bimba parve quietarsi e si mise ad ascoltare attentamente. -Allora, dicevo: tempo fa, c’era un giovane ragazzo umano ad un occhio poco attento sarebbe potuto sembrare come le migliaia di altri ragazzi che si possono incontrare per le strade di qualsiasi città, ma chi lo avesse scrutato con più attenzione, avrebbe potuto notare nella sua figura una tristezza innaturale per la giovane età, ed una strana luce nei suoi occhi. Come per molti dei suoi coetanei la vita non era stata facile, ma quello che più lo turbava era sentirla vuota, inutile, priva di alcun significato. Come ogni sera, prima di coricarsi, passò davanti al grande, vecchi specchio, che aveva portato in camera sua . Era sporco e incrinato in più punti, ma poteva riflettere interamente la sua immagine, e non aveva altro scopo. Si guardò attentamente dritto di spalle di lato ancora nulla. Inizialmente il giovane aveva cercato di trovare delle risposte nella fede, che sembrava aver aiutato tante persone, ma presto era andato oltre, cambiando la religione popolare secondo i suoi gusti e le sue fantasie, fino a trovare una soluzione che gli fosse congeniale. E l’aveva trovata, l’aveva trovata eccome! Doveva diventare un angelo. Aspettava il cambiamento da settimane,da quando quella ragazza strana,forse un po’ troppo vogliosa,gli aveva morso il collo per scambiare effusioni disse lei,profetizzandogli una trasformazione in angelo e lui,abbastanza giù di morale a quei tempi a causa della morte della madre,dopo una lenta e agonizzante malattia,ci credette, ma dati gli eventi degli ultimi giorni, era sicuro che sarebbe accaduto quella sera. Si sedette per terra, di fronte allo specchio appoggiato contro il muro. Chiuse gli occhi, scivolando in quello stato di semi-trance che aveva imparato a raggiungere con la meditazione, e cercò in se stesso il cambiamento, calandosi sempre più nel profondo della sua persona, finché, trovatolo, non riemerse stringendolo a se. La candela sul mobile alla sua destra si era spenta e la stanza era buia, fatta eccezione per la luce della luna che penetrava dal vetro della finestra. Passò il suo sguardo dalla stanza al suo riflesso e si stupì del contrasto che i suoi capelli neri avevano con la pelle della fronte, che ora, alla luce della luna, appariva estremamente pallida. Ancora però niente ali. Batté i piedi per terra per la rabbia e la delusione; un brivido gli salì per la schiena e istintivamente prese le ginocchia tra le braccia, come per ripararsi dal freddo. Chiuse ancora gli occhi e ricadde in quella trance autoindotta. Non voleva credere che non succedesse ancora nulla, non voleva arrendersi e soprattutto non voleva un’altra nottata in bianco per poi andare a dormire all’alba mentre nulla era cambiato. Cercò ancora una volta in se stesso, e trovato quel che cercava, lo tenne stretto a se come il suo bene più prezioso. Se il mondo non poteva cambiare, era lui a doverlo fare, a dover cambiare il modo di vedere le cose, a dover cambiare le caratteristiche con cui affrontare l’esterno. Aprì ancora gli occhi, e ancora si stupì. Chi era entrato ad accendere la luce? Non aveva sentito alcun rumore. Si voltò verso il mobile ma la candela era ancora spenta; la luce più forte proveniva dalla luna, sebbene anche tutti i punti della stanza, persino le parti più in ombra, gli fossero ora perfettamente visibili. Fece per alzarsi in piedi, colpito da quella nuova stranezza, ma improvvisamente un dolore lancinante alla schiena lo fece ricadere in avanti, e per poco evitò di battere la testa nello specchio. Non aveva mai provato nulla di simile, era come se venisse trafitto da una lancia o un’ascia, ma dall’interno, come se qualcosa volesse uscire. Gli spasmi di dolore durarono solo pochi secondi, ma al ragazzo sembrarono ore, poi improvvisi com’erano venuti, scomparvero. Appoggiandosi al mobile si rimise in piedi, ancora tremante per quanto era successo, e si guardò allo specchio, attraverso i neri capelli umidi di sudore che gli erano caduti davanti agli occhi. La maglia giaceva a brandelli ai suoi piedi e dalle sue spalle di un bianco lunare, sporgeva un paio d’ali. Aveva a lungo immaginato questo momento, ma non lo riconobbe. Nulla era come l’aveva pensato: Nessuna luce proveniva da lui, e sebbene vedesse chiaramente ogni cosa, era conscio di essere immerso nelle tenebre. Nei suoi occhi non risplendevano ne’ fuochi ne’ lumi, ma brillavano di luce riflessa, senza che nessuna luce gli illuminasse. E le ali le candide ali degli arcangeli, le ali roventi e infuocate degli angeli vendicatori, le ali eteree degli angeli guardiani, se le era immaginate in tutte le forme delle sacre immagini e ne aveva aggiunte altre, ma mai aveva pensato a qualcosa di simile: nere come le tenebre, le tenebre che non vi sono mai sulla terra, perché v’è sempre almeno un raggio di luce a toglierle la purezza; non ali piumate, ma più simili ad ali di pipistrello, o ancor meglio alle ali dei demoni delle rappresentazioni, ma senza che in loro avessero nulla di grottesco o di malvagio; ne’ grandi ne’ maestose, non mostravano in se potere ne’ forza, ma sentiva l’avrebbero portato ovunque senza alcuno sforzo. Non erano in definitiva ali di un tipo riconoscibile, ali di angelo o di demone, di uccello o di topo volante, erano solo ali. La cosa lo fece sorridere, in fondo era quello che si diceva sempre: voglio solo il mio paio d’ali. Lentamente andò verso la finestra e l’aprì, salendo in piedi sul davanzale. Il vento invernale pungeva la pelle del suo petto nudo e del suo viso, sebbene solo il giorno prima avesse nevicato e la temperatura all’esterno dovesse essere bassissima non sentiva alcun freddo, e anzi il carattere pungente di quell’aria era la cosa più accattivante avesse mai provato. Inspirò a pieni polmoni e sentì in quell’aria migliaia di odori nuovi, che portarono la sua mente a persone, paesi e luoghi mai visti prima di allora. Alzò lo sguardo verso la luna e si accorse di non aver mai notato quanto fosse bella, e di quanta magia riempisse ogni singola notte. Allungò quasi istintivamente la mano verso la sfera luminosa, come a volerla raggiungere, come a volerla toccare, e in quel momento i suoi piedi si staccarono dalla pietra del davanzale. Stava volando. In pochi secondi era a diverse centinaia di metri d’altezza e la città non sembrava più così grande. Con un semplice pensiero cambiò direzione scendendo dolcemente verso il centro. Le nuove ali rispondevano meglio di quanto non avessero mai fatto i suoi arti naturali, e spostarsi in quel modo non sembrava costargli alcuno sforzo. Ma in quel momento era troppo preso dal contemplare tutte le nuove sensazioni che si profilavano davanti a lui per farci caso. D’un tratto, mentre volava radente ai tetti della parte più vecchia della città, sentì nell’aria qualcosa di nuovo, un odore, o meglio, una sensazione strana paura, morte, tensione furono queste le prime cose a cui lo fece pensare. Si fermò a mezz’aria guardandosi intorno, sforzando tutti i suoi sensi per capire da dove venisse. Poi la vide. Era una luce strana, violacea, ma non ben definita, una luce che non illuminava nulla, e non oscurava nulla, ma semplicemente segnava la sua presenza. Si diresse verso di essa e silenziosamente si posò sul davanzale della stanza da cui proveniva, e le ali si piegarono fin quasi a confondersi col corpo, rendendosi semi-invisibili dietro la schiena.La finestra era aperta e la stanza buia, ma, grazie ai suoi nuovi sensi, non ebbe problemi a distinguervi le due figure al suo interno. La stanza era ampia, finemente arredata, con un chiaro tocco femminile, ma senza troppi soprammobili, dando più spazio alla comodità che alla forma. Al centro, proprio di fronte alla finestra vi era un grande letto a due piazze e sopra di esso una giovane donna, le cui belle forme si intravedevano attraverso la sottile camicia da notte; era tenuta ferma da uno strano e grottesco individuo, vestito di scuro e con tanto di cappello, mantello e occhiali dalle lenti oscurate, cosa alquanto bizzarra di notte ed in casa.
Benché non fossero cose rarissime da trovare, normalmente, addosso a quell’uomo sembravano stranamente fuori posto fuori tempo. La ragazza nonostante cercasse di divincolarsi, non poteva muoversi e il volto dell’uomo le se avvicinava sempre più, con un movimento lento ma inesorabile, quasi rituale. In quel momento al ragazzo parve di vedere qualcosa di più grande del gesto in se, qualcosa che fosse presente da sempre, naturale nella sua assurdità, degno di rispetto e più antico e solenne di qualsiasi cosa avesse mai visto.
Improvvisamente, pochi istanti prima di incontrare il collo della ragazza, il volto dell’uomo si arrestò e la strana figura girò di scatto in direzione del nuovo arrivato, mostrando una fila di denti candidi da cui sporgevano due canini di lunghezza anomala. Da principio il vampiro sembrò piuttosto turbato, era evidente che non era solito non accorgersi dell’arrivo di qualcuno ma, dopo alcuni istanti, scoppiò in una fragorosa risata.
-Ma bene, devi avere talento se sei riuscito ad arrivare fin lì così silenziosamente! Bhe e ora perché non dici nulla? Devi essere rinato da poco non è vero? Scommetto che sei affamato, forza vieni, vieni a provare. E non temere, non arriverà nessuno a disturbarci, la ragazza vive sola, e sto parlando troppo a bassa voce perché qualcun altro ci senta-
Il ragazzo scese dalla finestra dentro la camera e, lentamente, si avvicinò ai due. Non aveva ancora idea di cosa fare ma era estremamente curioso. Si fermò tra la ragazza, ormai immobile per lo spavento, ed il vampiro.
-Allora? Cosa fai lì immobile? Forza, bevi!- lo incitò il vampiro spingendogli con forza la testa verso la vittima designata. Il giovane la guardò ancora una volta, i suoi occhi passarono sul suo corpo, mal coperto dal sottile strato di stoffa, poi su, lungo le braccia, per i capelli sparsi sul cuscino, e agli occhi bagnati da lacrime, fermandosi infine sulle labbra, carnose e morbide, che cercavano parole senza riuscire a pronunciarle.
-A-aiuto – disse infine con l’unico filo di voce che riuscì a trovare ti prego, aiutami..- La voce era rotta dal pianto e dalla paura, e una lacrima le scivolò lungo la guancia. Il ragazzo la fermò con la mano.
-E questo che sarebbe – iniziò il vampiro. Ma qualunque fosse stato il finale di tale frase un pugno alla mascella gli impedì di terminarla, costringendolo a sostenersi al mobile alle sue spalle. Il ragazzo era ora mezzo girato verso di lui, con il braccio destro ancora teso per il colpo vibrato. E ancora non diceva una parola, mentre i suoi occhi non esprimevano alcuna emozione. Non era chiaro se l’avesse fatto per rabbia, bontà d’animo o divertimento personale. L’aveva fatto e basta.
Il vampiro infuriato si gettò contro di lui, scaraventandolo con un unico colpo dall’altro lato della stanza. Il ragazzo si rialzò subito, ma già il nemico gli era nuovamente addosso e con un secondo colpo lo spedì dritto contro il cornicione, facendolo poi cadere per inerzia fuori dalla finestra.
-Che stupido incapace! Non mi aspettavo proprio di trovare idioti simili!- sbraitò il vampiro, affacciandosi per assicurarsi di essersi liberato dello scocciatore.
Quel che accadde dopo però fu ancor più inaspettato per lui. Una figura con due ali nere gli passò davanti a grande velocità, afferrandolo per il mantello e portandolo in alto con lui, facendogli, tra l’altro, sbattere violentemente la testa contro il tetto sporgente della vecchia casa. Il vampiro appena si riprese dallo stupore cominciò a colpire violentemente chi lo stava tenendo, urlando di lasciarlo, e lo ottenne, precipitando da qualche parte di nuovo nella città. Il ragazzo osservò il vampiro cadere, assicurandosi che la direzione non fosse quella della casa di provenienza. Poi, senza curarsi della fine del suo occasionale nemico, scese, planando dolcemente tra i tetti, sino a tornare nella vecchia stanza, atterrando a pochi passi dal letto. Lanciò un rapido sguardo alla ragazza, che, spaventata per l’entrata improvvisa e quanto accaduto prima, se ne stava rannicchiata sul letto coprendosi il viso con le braccia. Poi, voltatosi, si avviò lentamente verso la finestra aperta.
-A aspetta- Il ragazzo si arrestò -Sei tu che mi hai salvata prima, vero?- La giovane era ora seduta sul letto, come in procinto di alzarsi, sperando, forse, di capire qualcosa di più di quanto le era successo quella sera.Vedendo il suo salvatore riprendere a dirigersi verso la finestra, senza fornirle alcuna risposta, si alzò e lo raggiunse, prendendolo per una mano.
-Ti prego, aspetta.Non voglio che tu te ne vada. Avrei paura, ora, a restare qui da sola, non andartene- Così dicendo lo condusse lentamente verso il letto.
-Resta qui, con me, questa notte -
La notte stava ormai per finire, seduto sul tetto della sua vecchia casa il ragazzo aspettava l’alba. I primi raggi di sole eruppero dalle montagne ad est, illuminando l’intero edificio. Il sole sembrava ora caldo, più che mai, e la sensazione era quella di un soleggiato pomeriggio estivo più che della grigia mattina invernale che era appena iniziata. Probabilmente un nuovo scherzo dei suoi sensi rinati, ma in fondo non era una brutta sensazione. Si alzò scendendo di nuovo sulla sua finestra. Era stato sveglio tutta la notte e, anche se non si sentiva affatto stanco, il sonno gli avrebbe schiarito le idee, e avrebbe potuto vedere ciò che era accaduto con più distacco. Saltò dentro la camera, e chiuse le persiane alle sue spalle… -Ma finisce così?? DEVE succedere qualcos’altro, non può finire così!!- Sbottò la bambina
-E perché non potrebbe?- -E che fine fa allora il vampiro? E la ragazza? E lui che fa ora con le ali?-
-Ehehe, ma quante domande! Bhe, ovviamente la storia continua, ma è molto lunga, non te la posso raccontare così, tutta d’un fiato. E poi guarda, i tuoi stanno tornando, andiamogli incontro, continueremo la storia un’altra volta- -Ma poi cosa è successo al ragazzo?- chiese ansiosa la bambina. -Oh, molte cose da scoprire, avventure da vivere, posti da vedere- -E me le racconterai? Me le racconterai tutte, vero?- -Vedremo vedremo-
Il ragazzo fece scendere la bambina dalle sue ginocchia e si alzò in piedi, uscendo dalla veranda. A pochi passi davanti a lui vi era un dirupo, e sotto una grande vallata brulla, arida e silenziosa. La sua pelle candida risplendeva alla luce della luna. Il volto, giovane e fresco come sempre, ammirava ora le stelle. Due ali di tenebra si aprirono alle sue spalle prese la nipote per mano e spiccò il volo