-Zio, zio, raccontami una favola- strillò la bambina correndo verso di lui, comodamente seduto su di una vecchia sedia intagliata interamente dal tronco di una grossa quercia. Veloce gli salì sulle ginocchia, mettendosi seduta. I capelli corvini, acconciati con tanta cura a formare boccoli che ricadevano sulle spalle della piccola, erano miracolosamente rimasti in piega, incuranti dell’agitazione e della corsa. Gli occhi della nipote brillavano: stare seduta in veranda sulle ginocchia dello zio,cosi giovane,bello,ma allo stesso tempo saggio, ad ascoltare le sue storie con l’aria fresca che le carezzava gentilmente il viso era da sempre un momento magico per lei, speciale. -Dai, raccontami una delle tue storie, dai!!- Benché quello fosse un appuntamento ormai fisso, era sempre molto ansiosa di sentire l’inizio di una nuova storia. -Bene, bene- iniziò,ora calmati e stai attenta, la storia che sto per raccontarti è molto particolare ed importante. Una volta, tanto tempo fa, c’era un giovane ragazzo-. -Un elfo?- lo interruppe eccitata la piccola.-No-
-Un tritone, un centauro, un SemiDio forse?- . -No, no, nulla di tutto questo: un normalissimo ragazzo umano
-Noo-o-o!- protestò la bimba Voglio una storia che parli di magia, di avventura, di mistero! Non lo voglio il ragazzo umano!-. -Ma aspetta un minuto! Dammi il tempo, e avrai tutto quello che hai chiesto- La bimba parve quietarsi e si mise ad ascoltare attentamente. -Allora, dicevo: tempo fa, c’era un giovane ragazzo umano ad un occhio poco attento sarebbe potuto sembrare come le migliaia di altri ragazzi che si possono incontrare per le strade di qualsiasi città, ma chi lo avesse scrutato con più attenzione, avrebbe potuto notare nella sua figura una tristezza innaturale per la giovane età, ed una strana luce nei suoi occhi. Come per molti dei suoi coetanei la vita non era stata facile, ma quello che più lo turbava era sentirla vuota, inutile, priva di alcun significato. Come ogni sera, prima di coricarsi, passò davanti al grande, vecchi specchio, che aveva portato in camera sua . Era sporco e incrinato in più punti, ma poteva riflettere interamente la sua immagine, e non aveva altro scopo. Si guardò attentamente dritto di spalle di lato ancora nulla. Inizialmente il giovane aveva cercato di trovare delle risposte nella fede, che sembrava aver aiutato tante persone, ma presto era andato oltre, cambiando la religione popolare secondo i suoi gusti e le sue fantasie, fino a trovare una soluzione che gli fosse congeniale. E l’aveva trovata, l’aveva trovata eccome! Doveva diventare un angelo. Aspettava il cambiamento da settimane,da quando quella ragazza strana,forse un po’ troppo vogliosa,gli aveva morso il collo per scambiare effusioni disse lei,profetizzandogli una trasformazione in angelo e lui,abbastanza giù di morale a quei tempi a causa della morte della madre,dopo una lenta e agonizzante malattia,ci credette, ma dati gli eventi degli ultimi giorni, era sicuro che sarebbe accaduto quella sera. Si sedette per terra, di fronte allo specchio appoggiato contro il muro. Chiuse gli occhi, scivolando in quello stato di semi-trance che aveva imparato a raggiungere con la meditazione, e cercò in se stesso il cambiamento, calandosi sempre più nel profondo della sua persona, finché, trovatolo, non riemerse stringendolo a se. La candela sul mobile alla sua destra si era spenta e la stanza era buia, fatta eccezione per la luce della luna che penetrava dal vetro della finestra. Passò il suo sguardo dalla stanza al suo riflesso e si stupì del contrasto che i suoi capelli neri avevano con la pelle della fronte, che ora, alla luce della luna, appariva estremamente pallida. Ancora però niente ali. Batté i piedi per terra per la rabbia e la delusione; un brivido gli salì per la schiena e istintivamente prese le ginocchia tra le braccia, come per ripararsi dal freddo. Chiuse ancora gli occhi e ricadde in quella trance autoindotta. Non voleva credere che non succedesse ancora nulla, non voleva arrendersi e soprattutto non voleva un’altra nottata in bianco per poi andare a dormire all’alba mentre nulla era cambiato. Cercò ancora una volta in se stesso, e trovato quel che cercava, lo tenne stretto a se come il suo bene più prezioso. Se il mondo non poteva cambiare, era lui a doverlo fare, a dover cambiare il modo di vedere le cose, a dover cambiare le caratteristiche con cui affrontare l’esterno. Aprì ancora gli occhi, e ancora si stupì. Chi era entrato ad accendere la luce? Non aveva sentito alcun rumore. Si voltò verso il mobile ma la candela era ancora spenta; la luce più forte proveniva dalla luna, sebbene anche tutti i punti della stanza, persino le parti più in ombra, gli fossero ora perfettamente visibili. Fece per alzarsi in piedi, colpito da quella nuova stranezza, ma improvvisamente un dolore lancinante alla schiena lo fece ricadere in avanti, e per poco evitò di battere la testa nello specchio. Non aveva mai provato nulla di simile, era come se venisse trafitto da una lancia o un’ascia, ma dall’interno, come se qualcosa volesse uscire. Gli spasmi di dolore durarono solo pochi secondi, ma al ragazzo sembrarono ore, poi improvvisi com’erano venuti, scomparvero. Appoggiandosi al mobile si rimise in piedi, ancora tremante per quanto era successo, e si guardò allo specchio, attraverso i neri capelli umidi di sudore che gli erano caduti davanti agli occhi. La maglia giaceva a brandelli ai suoi piedi e dalle sue spalle di un bianco lunare, sporgeva un paio d’ali. Aveva a lungo immaginato questo momento, ma non lo riconobbe. Nulla era come l’aveva pensato: Nessuna luce proveniva da lui, e sebbene vedesse chiaramente ogni cosa, era conscio di essere immerso nelle tenebre. Nei suoi occhi non risplendevano ne’ fuochi ne’ lumi, ma brillavano di luce riflessa, senza che nessuna luce gli illuminasse. E le ali le candide ali degli arcangeli, le ali roventi e infuocate degli angeli vendicatori, le ali eteree degli angeli guardiani, se le era immaginate in tutte le forme delle sacre immagini e ne aveva aggiunte altre, ma mai aveva pensato a qualcosa di simile: nere come le tenebre, le tenebre che non vi sono mai sulla terra, perché v’è sempre almeno un raggio di luce a toglierle la purezza; non ali piumate, ma più simili ad ali di pipistrello, o ancor meglio alle ali dei demoni delle rappresentazioni, ma senza che in loro avessero nulla di grottesco o di malvagio; ne’ grandi ne’ maestose, non mostravano in se potere ne’ forza, ma sentiva l’avrebbero portato ovunque senza alcuno sforzo. Non erano in definitiva ali di un tipo riconoscibile, ali di angelo o di demone, di uccello o di topo volante, erano solo ali. La cosa lo fece sorridere, in fondo era quello che si diceva sempre: voglio solo il mio paio d’ali. Lentamente andò verso la finestra e l’aprì, salendo in piedi sul davanzale. Il vento invernale pungeva la pelle del suo petto nudo e del suo viso, sebbene solo il giorno prima avesse nevicato e la temperatura all’esterno dovesse essere bassissima non sentiva alcun freddo, e anzi il carattere pungente di quell’aria era la cosa più accattivante avesse mai provato. Inspirò a pieni polmoni e sentì in quell’aria migliaia di odori nuovi, che portarono la sua mente a persone, paesi e luoghi mai visti prima di allora. Alzò lo sguardo verso la luna e si accorse di non aver mai notato quanto fosse bella, e di quanta magia riempisse ogni singola notte. Allungò quasi istintivamente la mano verso la sfera luminosa, come a volerla raggiungere, come a volerla toccare, e in quel momento i suoi piedi si staccarono dalla pietra del davanzale. Stava volando. In pochi secondi era a diverse centinaia di metri d’altezza e la città non sembrava più così grande. Con un semplice pensiero cambiò direzione scendendo dolcemente verso il centro. Le nuove ali rispondevano meglio di quanto non avessero mai fatto i suoi arti naturali, e spostarsi in quel modo non sembrava costargli alcuno sforzo. Ma in quel momento era troppo preso dal contemplare tutte le nuove sensazioni che si profilavano davanti a lui per farci caso. D’un tratto, mentre volava radente ai tetti della parte più vecchia della città, sentì nell’aria qualcosa di nuovo, un odore, o meglio, una sensazione strana paura, morte, tensione furono queste le prime cose a cui lo fece pensare. Si fermò a mezz’aria guardandosi intorno, sforzando tutti i suoi sensi per capire da dove venisse. Poi la vide. Era una luce strana, violacea, ma non ben definita, una luce che non illuminava nulla, e non oscurava nulla, ma semplicemente segnava la sua presenza. Si diresse verso di essa e silenziosamente si posò sul davanzale della stanza da cui proveniva, e le ali si piegarono fin quasi a confondersi col corpo, rendendosi semi-invisibili dietro la schiena.La finestra era aperta e la stanza buia, ma, grazie ai suoi nuovi sensi, non ebbe problemi a distinguervi le due figure al suo interno. La stanza era ampia, finemente arredata, con un chiaro tocco femminile, ma senza troppi soprammobili, dando più spazio alla comodità che alla forma. Al centro, proprio di fronte alla finestra vi era un grande letto a due piazze e sopra di esso una giovane donna, le cui belle forme si intravedevano attraverso la sottile camicia da notte; era tenuta ferma da uno strano e grottesco individuo, vestito di scuro e con tanto di cappello, mantello e occhiali dalle lenti oscurate, cosa alquanto bizzarra di notte ed in casa.
Benché non fossero cose rarissime da trovare, normalmente, addosso a quell’uomo sembravano stranamente fuori posto fuori tempo. La ragazza nonostante cercasse di divincolarsi, non poteva muoversi e il volto dell’uomo le se avvicinava sempre più, con un movimento lento ma inesorabile, quasi rituale. In quel momento al ragazzo parve di vedere qualcosa di più grande del gesto in se, qualcosa che fosse presente da sempre, naturale nella sua assurdità, degno di rispetto e più antico e solenne di qualsiasi cosa avesse mai visto.
Improvvisamente, pochi istanti prima di incontrare il collo della ragazza, il volto dell’uomo si arrestò e la strana figura girò di scatto in direzione del nuovo arrivato, mostrando una fila di denti candidi da cui sporgevano due canini di lunghezza anomala. Da principio il vampiro sembrò piuttosto turbato, era evidente che non era solito non accorgersi dell’arrivo di qualcuno ma, dopo alcuni istanti, scoppiò in una fragorosa risata.
-Ma bene, devi avere talento se sei riuscito ad arrivare fin lì così silenziosamente! Bhe e ora perché non dici nulla? Devi essere rinato da poco non è vero? Scommetto che sei affamato, forza vieni, vieni a provare. E non temere, non arriverà nessuno a disturbarci, la ragazza vive sola, e sto parlando troppo a bassa voce perché qualcun altro ci senta-
Il ragazzo scese dalla finestra dentro la camera e, lentamente, si avvicinò ai due. Non aveva ancora idea di cosa fare ma era estremamente curioso. Si fermò tra la ragazza, ormai immobile per lo spavento, ed il vampiro.
-Allora? Cosa fai lì immobile? Forza, bevi!- lo incitò il vampiro spingendogli con forza la testa verso la vittima designata. Il giovane la guardò ancora una volta, i suoi occhi passarono sul suo corpo, mal coperto dal sottile strato di stoffa, poi su, lungo le braccia, per i capelli sparsi sul cuscino, e agli occhi bagnati da lacrime, fermandosi infine sulle labbra, carnose e morbide, che cercavano parole senza riuscire a pronunciarle.
-A-aiuto - disse infine con l’unico filo di voce che riuscì a trovare ti prego, aiutami..- La voce era rotta dal pianto e dalla paura, e una lacrima le scivolò lungo la guancia. Il ragazzo la fermò con la mano.
-E questo che sarebbe - iniziò il vampiro. Ma qualunque fosse stato il finale di tale frase un pugno alla mascella gli impedì di terminarla, costringendolo a sostenersi al mobile alle sue spalle. Il ragazzo era ora mezzo girato verso di lui, con il braccio destro ancora teso per il colpo vibrato. E ancora non diceva una parola, mentre i suoi occhi non esprimevano alcuna emozione. Non era chiaro se l’avesse fatto per rabbia, bontà d’animo o divertimento personale. L’aveva fatto e basta.
Il vampiro infuriato si gettò contro di lui, scaraventandolo con un unico colpo dall’altro lato della stanza. Il ragazzo si rialzò subito, ma già il nemico gli era nuovamente addosso e con un secondo colpo lo spedì dritto contro il cornicione, facendolo poi cadere per inerzia fuori dalla finestra.
-Che stupido incapace! Non mi aspettavo proprio di trovare idioti simili!- sbraitò il vampiro, affacciandosi per assicurarsi di essersi liberato dello scocciatore.
Quel che accadde dopo però fu ancor più inaspettato per lui. Una figura con due ali nere gli passò davanti a grande velocità, afferrandolo per il mantello e portandolo in alto con lui, facendogli, tra l’altro, sbattere violentemente la testa contro il tetto sporgente della vecchia casa. Il vampiro appena si riprese dallo stupore cominciò a colpire violentemente chi lo stava tenendo, urlando di lasciarlo, e lo ottenne, precipitando da qualche parte di nuovo nella città. Il ragazzo osservò il vampiro cadere, assicurandosi che la direzione non fosse quella della casa di provenienza. Poi, senza curarsi della fine del suo occasionale nemico, scese, planando dolcemente tra i tetti, sino a tornare nella vecchia stanza, atterrando a pochi passi dal letto. Lanciò un rapido sguardo alla ragazza, che, spaventata per l’entrata improvvisa e quanto accaduto prima, se ne stava rannicchiata sul letto coprendosi il viso con le braccia. Poi, voltatosi, si avviò lentamente verso la finestra aperta.
-A aspetta- Il ragazzo si arrestò -Sei tu che mi hai salvata prima, vero?- La giovane era ora seduta sul letto, come in procinto di alzarsi, sperando, forse, di capire qualcosa di più di quanto le era successo quella sera.Vedendo il suo salvatore riprendere a dirigersi verso la finestra, senza fornirle alcuna risposta, si alzò e lo raggiunse, prendendolo per una mano.
-Ti prego, aspetta.Non voglio che tu te ne vada. Avrei paura, ora, a restare qui da sola, non andartene- Così dicendo lo condusse lentamente verso il letto.
-Resta qui, con me, questa notte -
La notte stava ormai per finire, seduto sul tetto della sua vecchia casa il ragazzo aspettava l’alba. I primi raggi di sole eruppero dalle montagne ad est, illuminando l’intero edificio. Il sole sembrava ora caldo, più che mai, e la sensazione era quella di un soleggiato pomeriggio estivo più che della grigia mattina invernale che era appena iniziata. Probabilmente un nuovo scherzo dei suoi sensi rinati, ma in fondo non era una brutta sensazione. Si alzò scendendo di nuovo sulla sua finestra. Era stato sveglio tutta la notte e, anche se non si sentiva affatto stanco, il sonno gli avrebbe schiarito le idee, e avrebbe potuto vedere ciò che era accaduto con più distacco. Saltò dentro la camera, e chiuse le persiane alle sue spalle… -Ma finisce così?? DEVE succedere qualcos’altro, non può finire così!!- Sbottò la bambina
-E perché non potrebbe?- -E che fine fa allora il vampiro? E la ragazza? E lui che fa ora con le ali?-
-Ehehe, ma quante domande! Bhe, ovviamente la storia continua, ma è molto lunga, non te la posso raccontare così, tutta d’un fiato. E poi guarda, i tuoi stanno tornando, andiamogli incontro, continueremo la storia un’altra volta- -Ma poi cosa è successo al ragazzo?- chiese ansiosa la bambina. -Oh, molte cose da scoprire, avventure da vivere, posti da vedere- -E me le racconterai? Me le racconterai tutte, vero?- -Vedremo vedremo-
Il ragazzo fece scendere la bambina dalle sue ginocchia e si alzò in piedi, uscendo dalla veranda. A pochi passi davanti a lui vi era un dirupo, e sotto una grande vallata brulla, arida e silenziosa. La sua pelle candida risplendeva alla luce della luna. Il volto, giovane e fresco come sempre, ammirava ora le stelle. Due ali di tenebra si aprirono alle sue spalle prese la nipote per mano e spiccò il volo